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L'Inconscio secondo Bolwby e
la Teoria dell'Attaccamento
D Quali sono le basi teoriche
del pensiero di J.Bolwby?
R Esso si fonda sulla
cosiddetta Teoria dell’Attaccamento che l’autore sviluppò prendendo
decisamente le distanze dal modello pulsionale della psicoanalisi
freudiana.
Secondo Freud, infatti,
il bambino ricercava il contatto materno e umano secondariamente
ai suoi bisogni pulsionali di scarica della libido e di nutrizione.
Per Bolwby, (1969-1988) il bambino ricerca il contatto manterno e umano
perché ciò è intrinseco all
sua natura; egli, in modo innato e quindi primario
e non secondario, è portato a ricercare attivamente la vicinanza delle
figure genitoriali, il loro contatto, affetto, protezione e confronto.
Tale ricerca delle Figure di Attaccamento è innata, nel senso che si può
parlare della esistenza di un vero e proprio Sistema dell’Attaccamento,
facente parte dei Sistemi Motivazionali.
Alcune riflessioni sul Sistema di Attaccamento:
- il Sistema dell’Attaccamento è finalizzato a mantenere l’omeostasi
dell’organismo, come anche gli altri Sistemi Motivazionali
- ogni Sistema
Motivazionale si attiva in contesti ambientali
che sono percepiti come minaccia per la propria integrità
psicofisica; nel caso del Sistema di Attaccamento, di fronte ad un
potenziale pericolo, si innesca una Angoscia di Separazione e si
attivano comportamenti specifici articolati (goal-corrected behaviours, Bowlby, 1969)
- essi sono finalizzati a richiamare ’l’attenzione e la
presenza di una FdA (= Figura di attaccamento)
- nel bambino piccolo, ad es., si sono osservati 3 tipi di comportamento:
1) comportamenti
segnale: vocalizzazioni o sorrisi
2) comportamenti avversivi: gridare o piangere
3) comportamenti attivi: seguire o avvicinarsi (Belsky e Cassidy, 1994).
- recuperata la vicinanaza della Fda, il Sistema di Attaccamento si
disattiva ed entrano in gioco altri Sistemi Motivazionali, come, ad es.,
il Sistema della Esplorazione.
D Quali furono i riferimenti teorici
principali di J.Bolwby?
R
La Teoria dei Sistemi di Controllo di Craik (1943), da cui Bolwby acquisì
il concetto di comportamenti finalisticamente orientati e le Teorie
Cognitiviste sui modelli modulari del comportamento umano regolato da
sistemi a feedback (Miller, Galanter e Pribram, 1960).
Bolwby,
pur formatosi come psicoanalista, con la graduale elaborazione della
Teoria dell’Attacamento si “trasformò” in un ricercatore e in uno
studioso del comportamento e prese progressivamente le distanze dal mondo
psicoanalitico classico.
Bolwby
mise radicalmente in
discussione la Teoria Pulsionale; per lui, ad es., i
minori che presentavano vissuti di rabbia e tendenze aggressive nei
riguardi della figura materna e/o di altre figure, avevano effettivamente
subito delusioni e sperimentato frustrazioni nella relazione con tali
figure di riferimento.
Si trattava di eventi “oggettivi” realmente accaduti.
Tali vissuti non scaturivano dal mondo “soggettivo” e intrapsichico
del bambino, nè dall’influenza della Pulsione di Morte e della Angoscia
Persecutoria.
Non entravano in gioco Fantasie Inconsce, né meccanismi difensivi di
Proiezione ed Identificazione Proiettiva, ma la realtà “nuda “e
“cruda” con tutto il suo
peso e la sua rilevanza.
Su queste tematiche entrò in conflitto con M.Klein che per un periodo fu
il suo Supervisore.
Con la messa in discussione della Teoria Pulsionale anche i concetti di
Rimozione e di Inconscio Rimosso furono fortemente ridimensionati nel
pensiero e nell’opera di Bolwby
D In che consiste l’Inconscio per Bolwby e per la Teoria
dell’Attaccamento?
R Bolwby giunse alla rielaborazione di un concetto fondamentale, il
“Modello Operativo Interno”;
in precedenza, Craik lo
aveva descritto come segue:
"Se l'organismo porta in sé un modello su scala ridotta delle
realtà esterna e delle proprie possibili azioni, sarà in grado di
sperimentare varie alternative, individuare la migliore, reagire a
situazioni future prima che si verifichino, utilizzare la conoscenza di
eventi passati per affrontare il presente e il futuro e, in generale,
reagire in modo più completo, sicuro e competente agli imprevisti che si
trova ad affrontare (1943, p.61)"
Il Modello Operativo Interno (MOI) o Internal
Working Models, consiste
in una Rappresentazione Mentale:
a) di Sé e delle Figure di Attaccamento
b) delle Modalità di Interazione e di Relazione di Sé con l’Altro
c)
delle Previsioni su come l’Altro
possa essere accogliente e disponibile, reagire
in determinate situazioni, sul suo mondo e le sue aspettative, suoi stili
di vita e di comportamento
d) del livello di Accettazione / Non Accettazione da parte delle Figure di
Attaccamento stesse
e) dei contesti spaziali, temporali, causali e fenomenici del mondo
esterno
I MOI:
- cominciano a formarsi già a partire dalla prima infanzia
- si stratificano e si rafforzano nell’età evolutiva, fino a divenire
parte integrante della personalità
- hanno la caratteristica di essere inconsci, sebbene, in un
contesto psicoterapeutico possano essere, almeno in parte, inferiti e
rielaborati.
- nell’adulto, si plasmano in un complesso articolato di modelli
gerarchicamente strutturati, orientati ai diversi aspetti della realtà e
del mondo; essi costituiscono una sorta di “repertorio” di modalità
comportamentali, a disposizione per le situazioni
più varie e più differenti.
In
definitiva, Bolwby ha dedicato particolare attenzione all’Inconscio
inteso come Modelli Operativi Interni e ad un approfondimento della lora
natura.
In proposito è bene sottolineare che tali Modelli Operativi Interni
presentano dei correlati biologici fondamentali costituiti da reti e
circuiti neuronali.
D
Che differenza c’è tra i MOI e le RIG (=Rappresentazioni Interne
Generalizzate) di Daniel Stern?
R
Dai singoli MOI, che si originano a partire da specifiche Figure di di
Attaccamento, la psiche e le reti neuronali elaborano delle
Rappresentazioni Interne Genralizzate (Stern 1985); ad es. dalle Figure di
Attaccamento Femminili di un adolescente, come la madre, la sorella, la
zia, la cugina ecc., si attiverà un
processo inconscio e implicito di astrazione e di rappresentazione
generale sul comportamento delle donne, e le aspettative di diverso tipo
nei loro riguardi.
A loro volta, le RIG contribuiscono a rimodificare i MOI stessi,
attraverso uno scambio continuo di informazioni ed inferenze.
D In che consiste la Strange Situation?
R
In tale contesto è possibile osservare 4 pattern principali di
comportamento, attraverso cui si codifica il tipo di Attaccamento del
bambino al genitore:
1)
Schema di Attaccamento Sicuro
-
il primo schema è quello dell’attaccamento sicuro in cui l’individuo
ha fiducia nella disponibilità,
nella
comprensione e nell’aiuto che il genitore (o la figura parentale) gli
darà in caso di
situazioni avverse o terrorizzanti
-
all’interno di questa sicurezza, egli si sente ardito nell’esplorare
il mondo
-
questo schema viene promosso da un genitore, nei primi anni specialmente
dalla madre,
che
sia facilmente disponibile, sensibile ai segnali del bambino, e
amorosamente pronta a rispondere
quando
il bambino cerca da lei protezione e/o conforto.
2)
Schema di Attaccamento di Resistenza Angosciosa
-
un secondo schema è quello dell’attaccamento di resistenza angosciosa
in
cui l’individuo non ha la certezza che il genitore sia disponibile o
pronto a rispondere
o
a dare aiuto se chiamato in causa
-
a causa di questa incertezza il bambino è sempre incline:
a)
all’angoscia di separazione
b)
tende ad aggrapparsi
c)
l’esplorazione del mondo gli crea ansietà
-
questo schema, in cui il conflitto è evidente, viene promosso da un
genitore che in alcune occasioni,
ma
non in altre, è disponibile e soccorrevole
-
ma viene favorito anche dalle separazioni e, come mostrano le evidenze
cliniche, da minacce
di
abbandono usate come mezzo di controllo
3)
Schema di Attaccamento di Evitamento Angoscioso
- un terzo schema di
attaccamento è quello dell’evitamento angoscioso cui l’individuo
non possiede la
fiducia che, quando ricercherà delle cure gli si risponderà
soccorrevolmente
- ma, al contrario, si
aspetta di essere rifiutato seccamente
- quando un tale
individuo tenta, in grado marcato, di vivere la propria vita emotiva
senza l’amore e il
sostegno degli altri, egli cerca di diventare autosufficiente sul piano
emotivo
- può venire in
seguito diagnosticato come narcisista o come persona con un un falso sé,
del tipo
descritto da Winnicott
(1960)
- questo schema, in
cui il conflitto è più nascosto, è il risultato di una madre
che respingeva
recisamente e costantemente il figlio quando egli le si avvicinava
per cercare conforto o
protezione
- i casi più gravi
sono il risultato di rifiuti ripetuti.
4) Schema di
Attaccamento Disorganizzato
- nel corso della procedura
di valutazione utilizzata in questi studi, in cui il bimbo e la madre
vengono osservati mentre
interagiscono in una serie di brevi episodi, certi bambini sono apparsi
disorientati e/o
disorganizzati:
a) un bimbo sembra
stupefatto
b) un altro si gela,
immobile
c) un terzo si impegna in
qualche stereotipia
d) un quarto inizia un
movimento poi si ferma inspiegabilmente.
Alcune manifestazioni di questo tiposono osservabili in bambini:
- che sono stati maltrattati fisicamente e/o fortemente trascurati dal
genitore (Crittenden, 1985)
- la cui madre, affetta da una grave forma maniaco-depressiva bipolare,
tratta il bambino in modo imprevedibile e bizzarro (Radke-Yarrow et al.,
1985)
- le cui madri sono ancora immerse nel lutto per una figura parentale
morta durante la loro infanzia
- le cui madri subirono maltrattamenti fisici o abusi sessuali da bambine
Liotti, nel suo libro le Opere della Coscienza Raffaello Cortina Editore, ha
sintetizzato brillantemente tali
schemi di Attaccamento e li ha correlati ai MOI (=Modelli Operativi Interni)
corrispondenti:
Pattern
di attaccamento del bambino, modelli operativi interni (MOI) e
atteggiamenti delle figure di attaccamento (fonte le Opere della Coscienza
Liotti Raffaello Cortina Editore)
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Atteggiamento della
FdA
(Adult attachment
Interview o AAI)
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Variabili del
Bambino
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Pattern(Strange
Situation o SS)
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MOI (Inferito da
AAI: Intervsita sull’Attaccamento dell’Adulto e SS)
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ORGANIZZAZIONE
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discorso coerente durante la
descrizione di esperienze di attaccamento
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Sicuro:
piange alla separazione, si calma prontamente alla riunione
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valutazione positiva dele
emozioni di attaccamento in sé
e negli altri
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idealizza i genitori
in contraddizione con ricordi di episodi negativi
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Evitante
Angoscioso:
non piange alla separazione, evita il contatto alla riunione
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valutazione negativa delle
emozioni di attaccamento in sé
e negli altri
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valutazione ambivalente delle
esperienze di attaccamento
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Resistente
Angosioso:
piange alla separazione, continua a protestare alla riunione
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valutazione ambivalente delle
emozioni di attaccamento in sé
e negli altri
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DISORGANIZZAZIONE
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(spaventato, incute paura),
lapsus e deficit di monitoraggio metacognitivo durante la
discussione di eventi traumatici (irrisolti) nella relazione di
attaccamento
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nella SS il comportamento è
disorganizzato: risposte multiple in rapida sequenza, fra loro
incompatibili, alla separazione e alla riunione
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Attribuzioni di significato
drammatiche, multiple e dissociate, alle emozioni di attaccamento in
sé e negli altri (salvatore, persecutore e vittima)
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D Esistono Schemi di
Attaccamento anche nell’Età Adulta?
R Si, essi, detti anche "Configurazioni" sono:
Configurazioni di tipo B (sicuri/autonomi)
- i soggetti sicuri/autonomi
hanno sperimentato nell’età evolutiva accoglienza e protezione, e
condivisione emotiva che gli hanno permesso di costruire una base sicura
- essi riconoscono il proprio bisogno degli altri e la propria autonomia
- di fronte alla separazione sono in grado di gestire le emozioni negative
- hanno la fiducia di trovare
nuovi rapporti gratificanti.
Configurazioni di tipo C
(invischiate/preoccupate)
- i soggetti
invischiati/preoccupati hanno
sperimentato nell’età evolutiva l’imprevedibilità e
l’incostanza delle figure di riferimento
- condizionati dalle loro esperienze infantili:
a) o possono manifestare forte ansia nelle relazioni intime, con paura di
essere abbandonati e forti spinte al controllo, alla possessività e alla
gelosia
b) o sviluppano atteggiamenti e compiacenza
e di dipendenza
c) tendono a controllare l’altro con la rabbia
e) tendono mantenere viva
l’attenzione anche quando non ne hanno bisogno, alternando comportamenti
aggressivi a comportamenti di richiesta di contatto e consolazione.
f) hanno difficoltà a creare
un identità autonoma, a separare il passato dal presente, ad integrare
sentimenti negativi e positivi.
g) hanno bisogno dell’altro
per regolare le proprie emozioni e mantenere un senso di sè stabile, per
questo vivono la separazione con ansia estrema
Configurazioni di tipo A (distanzianti)
-
i soggetti distanzianti hanno sperimentato:
a) una figura genitoriale rifiutante
rispetto alle loro richieste di conforto
b) una figura genitorialeche non è stato in grado di esprimere empatia e
ha accuditoil bambino solo nei
bisogni pratici
c) una figura genitoriale a disagio di fronte all’intimità e al
contatto emotivo
- da bambini hanno percepito la distanza come l’unica modalità efficace
per relazionarsi all’altro
- le persone distanzianti:
a) affermano la propria indipendenza e la loro forza
b) sono orientati al compito e cercano di fare tutto da soli
c) hanno difficoltà a chiedere aiuto
d) presentano per un buono sviluppo cognitivo, la sfera emotiva e, in
specie, una rabbia congelata
e) mostrano un atteggiamento
di distanza dalle relazioni intime delle quali cercano di minimizzare
l’importanza
f) possono sviluppare forti difficoltà a comunicare sul piano dei
sentimenti
g) non tollerano la vicinanza emotiva
Configurazioni di tipo D
(irrisolte/disorganizzate):
- soggetti
irrisolti/disorganizzati che da bambini:
a) sono stati esposti a gravi lutti
b) sono stati esposti a traumi sessuali
c) sono stati esposti a traumi fisici e/o morali
d) sono stati esposti a lutti non risolti nella vita dei genitori (ad es.
depressione della madre)
e) non sono in grado di regolare proprie emozioni, che travolgono la loro
capacità di organizzare un comportamento coerente
f) possono reagire all’Angoscia di Separazione e di Perdita con
Acting-out Auto- ede Eterolesionistici
D Che correlazioni ci sono
tra gli Stili di Attaccamento e la psicopatologia?
R E’ stato constatato che negli Adulti:
- con la Configurazione A: è possibile osservare una maggiore presenza,
rispetto alla popolazione di controllo, di Abuso di Sostanze, Disturbi di
Personalità Paranoideo e/o Narcisistco, Disturbi della Condotta
Alimentare ad es. Anoressia
- con la Configurazione C: è possibile osservare una maggiore presenza,
rispetto alla popolazione di controllo di Distubi dell’Umore, Disturbi
di Personalità Borderline e Istrionico, Disturbo Ossessivo-Compulsivo,
Distrubi d’Ansia, Somatizzazioni
- con la Configurazione D: Disturbi Dissociativi, Psicotici, Condotte
Autolesionistiche, Acting-out
D Che differenze principali ci sono tra il pensiero di Bolwby
e il pensiero di Kohut?
R
Entrambi
sottolineano l’importanza centrale che assume per lo sviluppo sano il
legame con una figura capace di offrire una rispondenza ed un sostegno
appropriati alla fase di sviluppo della persona:
1)
K.: mette in rilievo le funzioni particolari dell’oggetto-sé
(rispecchiamento, idealizzazione, alter-ego); B.: si concentra sulla
figura materna.
2) K.: evidenzia come i legami con l’oggetto-sé determinino la coesione
del sé e l’equilibrio intrapsichico (attenzione maggiore
all’intrapsichico e alla soggettività). B.: valuta gli effetti
comportamentali derivati dai primitivi legami di attaccamento. In
particolare pone in relazione i comportamenti espressi e la sintomatologia
psicopatologica (per es. ansia, depressione, rabbia) con le diverse
tipologie dell’attaccamento (sicuro, insicuro evitante, insicuro
resistente, disorganizzato)
3) A parere di entrambi bisogna utilizzare una tecnica psicoterapeutica di
tipo empatico (base sicura), ma per K. è importante la validità
soggettiva dei ricordi del pz. Per B. è opportuno allargare l’anamnesi
anche con elementi non riferiti dal pz., allo scopo di cercare di capire
come sono andate veramente le cose. Inoltre c’è maggiore attenzione
agli eventi traumatici reali che il pz. può aver subito (separazioni,
lutti, violenze, minacce, pressioni psicologiche)
4) Secondo B. cinque compiti terapeutici fondamentali che servono
principalmente a far comprendere al pz. come le sue modalità relazionali
patologiche siano collegate ai primitivi modellidi attaccamento e come si
possano comporre modalità diverse e più idonee (l’intervento
terapeutico appare per lo più di tipo cognitivo, pur se B. pone
l’accento l’importanza degli affetti).
Per K. è importante che l’analista funzioni da oggetto sé in modo che
il pz. possa essere coinvolto in una esperienza emotiva profondamente
diversa rispetto all’infanzia. In questo modello non è tanto importante
che il pz. comprenda, quanto che “viva” e sperimenti una relazione
profondamente nuova.
emotiva profondamente diversa rispetto all’infanzia. In
questo modello non è tanto importante che il pz. comprenda, quanto che
“viva” e sperimenti una relazione profondamente nuova.
emotiva profondamente diversa rispetto all’infanzia. In
questo modello non è tanto importante che il pz. comprenda, quanto che
“viva” e sperimenti una relazione profondamente nuova.
importante che l’analista funzioni da oggetto sé in modo
che il pz. possa essere coinvolto in una esperienza emotiva profondamente
diversa rispetto all’infanzia. In questo modello non è tanto importante
che il pz. comprenda, quanto che “viva” e sperimenti una relazione
profondamente nuova.
importante che l’analista funzioni da oggetto sé in modo
che il pz. possa essere coinvolto in una esperienza emotiva profondamente
diversa rispetto all’infanzia. In questo modello non è tanto importante
che il pz. comprenda, quanto che “viva” e sperimenti una relazione
profondamente nuova.
4) Secondo B. cinque compiti terapeutici fondamentali che
servono principalmente a far comprendere al pz. come le sue modalità
relazionali patologiche siano collegate ai primitivi modelli di
attaccamento e come si possano comporre modalità diverse e più idonee
(l’intervento terapeutico appare per lo più di tipo cognitivo, pur se
B. pone l’accento l’importanza degli affetti). Per K.è importante che
l’analista funzioni da oggetto sé in modo che il pz. possa essere
coinvolto in una esperienza emotiva profondamente diversa rispetto
all’infanzia. In questo modello non è tanto importante che il pz.
comprenda, quanto che “viva” e sperimenti una relazione profondamente
nuova.
Entrambi
sottolineano l’importanza centrale che assume per lo sviluppo sano il
legame con una figura capace di offrire una rispondenza ed un sostegno
appropriati alla fase di sviluppo della persona.
Come il legame di attaccamento è indispensabile per la sopravvivenza
dell’individuo, così l’oggetto sé assicura la sopravvivenza
psicologica del sé.
Differenze:
1) K.: mette in rilievo le funzioni particolari
dell’oggetto-sé (rispecchiamento, idealizzazione, alter-ego); B.: si
concentra sulla figura materna.
2) K.: evidenzia come i legami con l’oggetto-sé determinino la coesione
del sé e l’equilibrio intrapsichico (attenzione maggiore
all’intrapsichico e alla soggettività). B.: valuta gli effetti
comportamentali derivati dai primitivi legami di attaccamento. In
particolare pone in relazione i comportamenti espressi e la sintomatologia
psicopatologica (per es. ansia, depressione, rabbia) con le diverse
tipologie dell’attaccamento (sicuro, insicuro evitante, insicuro
resistente, disorganizzato)
3) A parere di entrambi bisogna utilizzare una tecnica psicoterapeutica di
tipo empatico (base sicura), ma per K. è importante la validità
soggettiva dei ricordi del pz. Per B. è opportuno allargare l’anamnesi
anche con elementi non riferiti dal pz., allo scopo di cercare di capire
come sono andate veramente le cose. Inoltre c’è maggiore attenzione
agli eventi traumatici reali che il pz. può aver subito (separazioni,
lutti, violenze, minacce, pressioni psicologiche)
4) Secondo B. cinque compiti terapeutici fondamentali che servono
principalmente a far comprendere al pz. come le sue modalità relazionali
patologiche siano collegate ai primitivi modelli di attaccamento e come si
possano comporre modalità diverse e più idonee (l’intervento
terapeutico appare per lo più di tipo cognitivo, pur se B. pone
l’accento l’importanza degli affetti). Per K.è importante che
l’analista funzioni da oggetto sé in modo che il pz. possa essere
coinvolto in una esperienza emotiva profondamente diversa rispetto
all’infanzia. In questo modello non è tanto importante che il pz.
comprenda, quanto che “viva” e sperimenti una relazione profondamente
nuova.
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