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Cenni Biografici su Carl Gustav Jung e le Sue Opere Ritorna all'Introduzione alla Psicologia Analitica di C.G.Jung
1875 - 1895 Nato a Kesswill sul lago di Costanza nel 1875 e morto a Kusnacht sul lago di Zurigo nel 1961. In seguito ad alcune vicende personali, tra cui spiccano il cosiddetto sogno del "divoratore di uomini" a 3 anni, e il sogno ad occhi aperti di Dio seduto sul "trono d’oro" sopra il duomo di Basilea a 12 anni, si convince di essere stato oggetto di manifestazioni/rivelazioni divine. A 4 anni è affascinato da alcune immagini riguardanti divinità orientali come Brahma, Vishnu e Sivha, presenti in un libro per bambini riccamente illustrato. Dopo queste significative esperienze interiori, si manifesta in lui un’esigenza profonda di conoscenza e una particolare autonomia di giudizio; le domande che si pone riguardano in modo elettivo alcune tematiche religiose, come la figura di Dio e alcuni dogmi del cristianesimo. In
un primo periodo della sua vita è fiducioso sulla possibilità
di essere aiutato, in questa ormai vera e propria ricerca personale, dal
padre e dagli zii che sono teologi e dalla frequentazione della comunità
religiosa di appartenenza, come anche dagli insegnamenti scolastici e
i libri a disposizione nella biblioteca paterna; ancora adolescente, rimarrà
ben presto deluso da tutto ciò, e sarà costretto a intraprendere
una ricerca completamente autonoma, tuffandosi in seri studi di filosofia
e teologia e rifiutando la religione cristiana protestante. Tale ricerca si svilupperà lungo due criteri fondamentali:
L’empirismo è quell’indirizzo filosofico che fa appello all’esperienza come criterio o norma della verità; è caratterizzato dai seguenti orientamenti: A) nega l’assolutezza della verità o almeno della verità che è accessibile all’uomo B) sostiene che ogni verità può e deve essere messa a prova, quindi eventualmente, modificata, corretta o abbandonata (1). La fenomenologia è quell’indirizzo della filosofia che ha il compito della descrizione di fenomeni; essi sono stati considerati principalmente in tre diverse modalità: A) il fenomeno come apparenza sensibile che si contrappone alla realtà, di cui può essere assunto solo come manifestazione. B) il fenomeno come oggetto della conoscenza umana e cioè con caratteristiche influenzate e condizionate dai modi e dalle forme proprie della struttura conoscitiva dell’uomo; in tal modo la nozione di fenomeno è correlata con quella della "cosa in sé" e la richiama come opposizione contraria: in proposito Kant parlò a suo tempo di "Fenomeno" e "Noumeno", essendo l’oggetto della conoscenza sempre condizionato dalle forme E’
evidente come in questo caso la coscienza, almeno durante l’immaginazione
attiva, non si ponga in un’ottica valutativa- interpretativa, ma riconosca
ai fenomeni psichici che si producono una dignità e un’autonomia
propri, vere e proprie manifestazioni di un livello originale di realtà
nella coscienza. 1895 - 1913 1895: iscrizione alla facoltà di medicina di Basilea 1900: laurea con la scelta di specializzarsi in psichiatria; ormai Jung è convinto che alla base degli eventi interiori ed esistenziali che avevano mosso a suo tempo la sua ricerca non vi sono solo aspetti religiosi, ma anche fenomeni di carattere psichico ancora da esplorare e che costituiscono per lui una nuova affascinante "frontiera" di ricerca. Nello stesso anno entra come assistente nell’ospedale psichiatrico e mostra particolare interesse per l’opera di Freud e la rimozione. Si convince del fatto che i sintomi psicotici degli schizofrenici sono potenzialmente portatori di un senso: i deliri e i comportamenti apparentemente assurdi e bizzarri presentano connessioni significative con vicende personali altamente drammatiche del paz. e costituiscono tentativi, se pure a volte rudimentali, di rielaborazione delle stesse. 1906: pubblica gli "Studi di associazione diagnostica" che presentano gli studi riguardanti esperimenti di associazione a parole-stimolo, i quali gli hanno permesso di elaborare la nozione di "Complesso" e cioè un insieme di rappresentazioni inconsce a tonalità affettiva particolarmente intensa che si manifesta turbando il processo associativo del paziente (ritardo della risposta alla parola-stimolo che "sfiora" un complesso); in alcune occasioni tali rappresentazioni inconsce sono così potenti da turbare profondamente il complesso dell’Io, a tal punto da favorire uno scompenso psichico e l'emergere di un disturbo schizofrenico. 1907: pubblica la "Psicologia della demenza precoce"; in quest’opera Jung interpreta i comportamenti e il linguaggio del malato schizofrenico come espressione di fantasie inconsce che hanno sostituito completamente o quasi l’attività normale della coscienza. Tali fantasie inconsce non hanno a che fare solo con le esperienze personali dei pazienti, ma frequentemente ripropongono motivi di carattere mitico. Così Jung, anche grazie a ulteriori osservazioni ed esperienze personali, si convince che oltre ad un inconscio personale, esiste nella psiche la possibilità di una manifestazione di rappresentazioni o immagini che hanno un carattere universale e che ricorrono nell’essere umano fin dalla notte dei tempi. Queste rappresentazioni non si ritrovano solo nei malati di mente, ma anche in sogni e visioni di soggetti normali e nel simbolismo dei materiali mitologici e dei sistemi religiosi e filosofici. Tali "possibilità di rappresentazioni" costituiscono i cosiddetti "Archetipi" e il loro insieme lo "Inconscio collettivo", di cui sono i "Contenuti". A questo punto Jung è sollecitato da uno studio comparativo del simbolismo nella psicopatologia, nella mitologia e religione. 1909: al fine di potersi meglio dedicare ai suoi Studi e ai numerosi pazienti, lascia il Burgholzli, pur continuando l’attività di docente di psichiatria e psicopatologia all’Università di Zurigo. Intanto, la collaborazione con Freud, iniziata nel 1907, si concretizza 2 anni dopo con la sua elezione a Presidente dell’Associazione Psicanalitica Internazionale e a Direttore dello "Jahsbuch fur psychoanalytische und psychopathologische Forschungen". 1912:
pubblica "Trasformazione e simboli della libido" in cui si allontana
fermamente dal punto di vista di Freud che interpretava la "Libido"
o energia psichica come esclusivamente sessuale e ai simboli psichici
la caratteristica di un "ritorno del rimosso" di desideri aggressivo-sessuali
considerati proibiti dal Super-Io. Jung prospetta una concezione della libido come energia psichica vitale a carattere neutro, che può incanalarsi e manifestarsi sia in una modalità biologica che in una spirituale. IIn particolare, il passaggio dell’energia psichica da manifestazioni prevalentemente pulsionali a manifestazioni prevalentemente spirituali, può essere orientata dalle rappresentazioni o immagini simboliche archetipiche. Ne consegue che tali simboli archetipici hanno un ruolo fondamentale sia nello sviluppo ad elevazione della coscienza che, conseguentemente, come evolversi della cultura nella storia. Nel caso in cui i simboli archetipici provenienti dall’inconscio collettivo esercitino un ruolo determinante di trasformazione della coscienza e dell’esistenza in un singolo essere umano, si parla di "Processo di Individuazione". 1913: questa svolta costa molto cara a Jung, dato che Freud non la condivide nel modo più categorico e ne trae lo spunto per una rottura definitiva dell’amicizia tra i due; naturalmente Jung si dimette dagli incarichi assunti nel 1909. 1909 - 1913: è un periodo di attenzione particolare ad una ricerca interiore che si avvale di un’esplorazione dell’inconscio non solo altrui, ma anche proprio, attraverso gli studi dei simboli che emergono dai sogni e dall’immaginazione attiva ( vedi sopra) e dei simboli dei miti, della filosofia e delle religioni. Questa ricerca personale lo porta all’incontro con quello che ritiene l’Archetipo più importante, lo "Archetipo del Sé", archetipo dell’orientamento e del significato, dotato di una "funzione guaritrice"; contemporaneamente trova il riferimento oggettivo e storico della sua esperienza personale del Sé nel simbolismo dei Mandala, a conferma dell’attenzione che Jung ha costantemente dedicato allo studio delle manifestazioni simboliche psichiche e la loro capacità di influenzare in modo determinante la storia e la cultura attraverso i tempi.
1913 - 1952 1920: compie numerosi viaggi nei vari continenti per studiare le culture primitive. 1921: pubblica i "Tipi psicologici" in cui elabora una sua Teoria della Personalità alla luce della dialettica tra i due atteggiamenti fondamentali dell’uomo, quello intravertito e quello estrovertito, e la loro influenza sulla storia e la cultura. 1928: pubblica la "Energetica dell’anima" dove riprende la sua concezione di libido stessa attraverso l’attività psichica simbolica. 1929: pubblica il commento psicologico al "Segreto del fiore d’oro", antico testo cinese di alchimia taoista, mettendo in luce il parallelismo tra il significato che emerge dal testo cinese e la descrizione del Sé come archetipo centrale della psiche. Jung mostra le analogie tra i mandala cinesi come simboli del Sé, alcuni simboli dei mistici cristiani, simboli degli alchimisti e quelli che si manifestano spontaneamente nei sogni dei suoi pazienti impegnati nel processo di individuazione; inoltre mette in risalto l’importanza del pensiero orientale per la sua funzione complementare al razionalismo del pensiero occidentale. 1940: pubblica "Psicologia e religione" dove presenta una concezione del divino inteso come il "numinosum" di R. Otto, riferito cioè ad una energia e intenzionalità che emergono dall’inconscio e afferrano il soggetto umano indipendentemente dalla sua volontà; il numinosum può manifestarsi e agire come tendenza distruttrice (aspetto negativo, "demoniaco" di Dio) o come tendenza apportatrice di nuovi orientamenti e significati, espressione e realizzazione del Sé (aspetto positivo di Dio). Jung interpreta in tal senso la nevrosi anche come una carenza del numinosum, da recuperare attraverso la guarigione. 1944: pubblica "Psicologia e alchimia" dove presenta gli alchimisti (a cominciare dalla gnosi alchimistica) come conoscitori, a loro modo, della psicologia del profondo e scopre nel simbolismo della "coniuctio" e della "trasmutabilità degli elementi" lo stesso simbolismo del processo di individuazione. 1945: pubblica "L’Io e l’inconscio" in cui descrive la dinamica del processo di individuazione e delinea il divenire della personalità attraverso la tematica degli opposti (ad es. Io/Ombra, Anima/Persona, Logos/Eros); questi opposti trovano, grazie all’archetipo del Sé e alla "Funzione trascendente" la possibilità di una originale e significativa unità dialettica. La funzione trascendente è così descritta da Jung: "E’ un processo naturale... una manifestazione dell’energia che sprigiona dalla tensione tra i contrari, e consiste di processi fantastici che emergono spontaneamente in sogni e visioni". 1946: pubblica la "Psicologia del transfert" dove riconduce alcuni simboli alchemici a momenti del rapporto paziente-analista, al loro scambio e incontro dialettico e al loro reciproco trasformarsi. 1948: pubblica il commento ai "King" dove riprende l'argomento della complementarietà del pensiero orientale con quello occidentale, presentando un modo di interpretare la realtà che dà significato alla "coincidenza" dei fatti e non alla loro dinamica in termini di causa ed effetto; spiega questo modo di interpretare con la nozione di "sincronicità", secondo il quale ogni evento, sia soggettivo che oggettivo, fa parte di una totalità, così che il suo manifestarsi è in collegamento sincronico con altri eventi, a loro volta confluenti nella totalità. 1952: pubblica "Risposta a Giobbe", dove esprime una sua idea della divinità secondo la quale l’uomo e la sua dimensione etico-morale e spirituale possono influenzare aspetti dell'incoscio divino e cioè all’uomo stesso è riconosciuta la possibilità di provocare cambianti e trasformazioni nella figura divina. In realtà Jung ha scritto molte altre opere, ma si è preferito ricordare le principali. Jung, grazie a queste molteplici esperienze, ha prospettato una nuova concezione della psicoterapia che accoglie i seguenti principi orientativi: 1 - l’inconscio che precede la coscienza come sua radice e non la segue come conseguenza della rimozione e cioè l’inconscio collettivo che preesiste all’inconscio personale. 2 - i simboli archetipici dell’inconscio collettivo come possibilità di compensazione degli atteggiamenti unilaterali e irrisolti della coscienza (Adattamento) e come possibilità di guidare e ispirare la coscienza stessa ad un nuovo progetto esistenziale e ad un altro possibile Futuro, che tenga conto anche delle particolari inclinazioni e qualità di quel singolo individuo (Individuazione). Tra gli archetipi, che, in quanto "ordinatori di rappresentazione", sono potenzialmente infiniti, alcuni hanno un’importanza maggiore, come l’archetipo della Grande Madre e del Grande Padre e l’archetipo del Sé (considerato da Jung l’archetipo che ha una funzione elettiva di guarigione, di attribuzione di un significato e un orientamento esistenziali). 3 - una concezione dell’energia psichica non come energia sessuale, ma energia vitale neutra che può cambiare meta, muovendosi da quella pulsionale a quella spirituale, grasie alla capacità di trasformazione insita nei simboli archetipici. 4 - una concezione dell’inconscio personale non solo come inconscio rimosso e rimovente (inconscio delle operazioni difensive), ma anche come inconscio caratterizzato da Complessi Autonomi, spesso in contrasto con il complesso dell’Io, vere e proprie personalità parziali autonome (come ad es. l’Ombra e l’Anima/Animus, Complesso Materno, Complesso Paterno ecc. ecc.) che, se non integrate dal Complesso dell’Io, possono condurre a disturbi psicopatologici. 5 - una concezione delle fantasie inconsce come strettamente collegate ai simboli dei miti e delle religioni, e che quindi suggerisce un’analisi psicologica dei materiali presentati dai pazienti anche attraverso una comparazione con tali simboli. La psicoterapia a orientamento Junghiano si basa su tali fondamenti teorici e culturali e persegue un migliore Adattamento del paziente al suo modo interno ed esterno; oppure quando il paziente lo "permette" (per una particolare pregnanza e valenza di eventuali simboli archetipici provenienti dal suo inconscio collettivo), il fine della psicoterapia consiste nel promuovere e "guidare" il Processo di Individuazione.
Bibliografia (1) N. Abbagnano; Dizionario di Filosofia 1971 p 298 Utet (2) Ibidem pp 386-387 Ritorna all'Introduzione alla Psicologia Analitica di C.G.Jung |