| Cenni sul concetto di Immagine Ritorna all' Introduzione alla Psicologia Analitica La medicina distingue tra percezione e rappresentazione. La percezione è l'attività psichica che consente di cogliere la realtà e strutturarla sulla base dei dati dell'esperienza: si tratta di un' oggettivizzazione " soggettiva " della realtà fisica. Si articola in un momento neurofisiologico (stimolazione dei recettori degli organi di senso , traduzione in impulsi elettrici e loro invio alle aree corticali attraverso le vie nervose) e in uno psicologico (la sensazione che proviene dalla periferia è confrontata con le memorie pre-esistenti). La rappresentazione consiste invece in una riattivazione di esperienze percettive passate in assenza della stimolazione degli organi di senso. La parola rappresentazione indica sia l'atto che il contenuto dell'operazione. Quando ci si riferisce al contenuto si può ricorrere sia alla parola rappresentazione che alla parola immagine.
Ad esempio, se sto guardando un quadro in un museo, ho una percezione. Se dopo alcuni giorn rievoco il ricordo del quadro in sua assenza, questa è una rappresentazione. In medicina si parla anche di:
Freud si interrogò sul senso delle interpretazioni oniriche e dei sogni a occhi aperti e giunse alla conclusione che riconoscevano questa causa: le rappresentazioni oniriche pulsionali considerate proibite dal Super Io, perché contro la morale personale e sociale (di tipo prevalentemente aggressivo e sessuale), sono rimosse dall'inconscio per intervento dello stesso Super-Io e dei meccanismi difensivi dell'lo, e ciò allo scopo di salvaguardare la psiche da conflitti psichici ed emotivi che potrebbero comprometterne l' equilibrio. Questo è invece il fine: durante il sonno, queste pulsioni che hanno a che fare con desideri immorali o inconfessabili, ma anche con altri desideri non realizzabili, si fanno strada nel sogno per un appagamento almeno parziale, allo scopo di salvaguardare l'omeostasi psichica. Ma il Super Io, per non turbare eccessivamente il sognatore al risveglio, controlla questo "ritorno del rimosso", in modo tale che queste rappresentazioni che permettono un appagamento almeno parziale non siano chiare ed esplicite bensì abilmente mascherate e poco riconoscibili. Questa attività inconscia dell'Io, capace di trasformare le rappresentazioni pulsionali proibite in rappresentazioni oniriche apparentemente bizzarre e confuse, consiste nel " lavoro onirico". Il lavoro onirico si serve di specifici meccanismi: condensazione, spostamento, formazione sostitutiva, formzione reattiva. formazione di compromesso, figurabilità (= trasformazione di idee in immagini) ed elaborazione secondaria (= è un meccanismo che tende a rendere il sogno un tutto coerente e comprensibile per celare meglio il contenuto proibito). (1) Queste scoperte aprirono a Freud una nuova affascinante prospettiva: evidentemente le rappresentazioni oniriche non erano paragonabili alle semplici rappresentazioni già note in psichiatria e in medicina e cioè alla riattivazione di esperienze percettive passate o a creazioni per scopi diversi. Bensì erano raffigurazioni di cose che ne contenevano altre, celate e nascoste. Quindi era possibile parlare di un "contenuto manifestò" e di un "contenuto latente" dei sogni, per cui le rappresentazioni oniriche entravano di diritto nel mondo dei Simboli, erano Simboli. Come è stato già accennato, Freud riconobbe nelle fantasie inconsce e nei sogni a occhi aperti le stesse cause e finalità delle rappresentazioni oniriche: "sono desideri insoddisfatti le forze motrici delle fantasie"(2). Per Freud le fantasie traevano le loro origini dall'inconscio personale e cioè dalle esperienze individuali e soggettive del paziente; la matrice e 1'ambito delle fantasie appartenevano così a una dimensione esistenziale, quotidiana e anche contingente, se pure a volte drammatica o tragica. Nel complesso si trattava di un mondo che era potenzialmente accessibile alle qualità e possibilità scientifiche e umane del terapeuta. I sogni e le fantasie si originavano da eventi, esperienze e desideri che appartenevano al passato del paziente e scopo del terapeuta era dedurre il significato delle rappresentazioni o immagini oniriche. Attraverso questo metodo di interpretazione, chiamato analitico-riduttivo, era potenzialmente possibile trovare il significato di ogni rappresentazione (es. vecchia=madre, serpente=pene ecc.). Quando J. divenne consapevole dell'esistenza delle fantasie archetipiche si rese conto immediatamente che le scoperte di Freud sui sogni e le fantasie riguardavano solo l'inconscio personale e non potevano essere estese alle immagini delle fantasie archetipiche. Innanzitutto queste immagini erano l' espressione psicologica di una dimensione sovrastorica dell'uomo, che si trasmetteva di generazione in generazione e da tempi immemorabili. Al contrario delle fantasie e dei sogni dell'inconscio personale, che erano più accessibili alle possibilità scientifiche e umane del terapeuta e più facilmente condivisibili perché avevano a che fare con il suo stesso mondo e la sua stessa realtà, le fantasie archetipiche esprimevano: "l'uomo come è sempre stato, non come è in questo momento" (3), cioè parlavano e raccontavano dell'uomo in tutte le sue innumerevoli potenzialità attraverso i millenni. Ciò richiedeva al terapeuta particolare cautela e attenzione e "un tentativo di comprendere le motivazioni e le strutture del pensiero da un punto di vista più ampio..." che J. chiamò "ermeneutico" (4). J.
descrisse le caratteristiche fondamentali del metodo ermeneutico, secondo
cui ad es. i simboli di un sogno possono essere interpretati: Attraverso questo procedimento il simbolo iniziale viene ampliato e arricchito, finché ne risulta un quadro altamente complesso e poliedrico. Traggono da ciò origine determinate linee psicologiche di sviluppo, di natura individuale e "collettiva"(6). Al terapeuta che vuole approfondire un approccio analitico di questo tipo si richiedono una formazione e
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