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Una Esperienza della Fanciullezza In
questo testo si fa riferimento ad alcuni percorsi che condussero Jung
ad elaborare il concetto di archetipo, Ritorna all'Introduzione alla Psicologia Analitica
Jung scoprì l'esistenza delle Fantasie Mitiche attraverso tre diversi percorsi:
L'esperienza di medico psichiatra Jung
dedicò anni di studio alle fantasie dei suoi pazienti psichiatrici
sia nevrotici che psicotici e giunse alla Naturalmente,
non ha mai incontrato un animale del genere; forse ha visto un disegno
da piccola o le è stata raccontata a suo tempo una fiaba.
L'esperienza di studioso dei miti e delle religioni Jung studiò in modo approfondito miti e religioni d'oriente e occidente e osservò: "la somiglianza dei simboli e dei motivi mitici presenti in ogni parte del mondo"(2). Questa
considerazione, ormai nota a tutti gli esperti del settore, non si può
spiegare solo con contatti e Ad
esempio l'universo è stato rappresentato come albero cosmico sia
in India che in Scandinavia
Alcune riflessioni su un ricordo della fanciullezza Jung
scrive: "quando avevo dieci anni, l'intima scissione e l'atteggiamento
di incertezza verso il mondo Il bambino Carl Gustav J. ritagliò un piccolo manichino, lo dipinse di nero. Poi
lo depose in un astuccio e vi aggiunse un ciottolo del Reno, oblungo e
levigato, che nelle sue fantasie Dipinse la pietra con l'acquarello in modo che fosse divisa in una parte superiore e in una inferiore. Poi
nascose l'astuccio in soffitta e aggiunse al tutto, in più occasioni,
"un piccolo rotolino di carta sul Erano striscioline di carta... affidate all'omino perché le custodisse; l'aggiunta di un nuovo rotolino aveva sempre il carattere di una cerimonia solenne... le mie lettere dovevano rappresentare la sua biblioteca e immagino... che si trattasse di massime"(3). E aggiunse: "in tutti i momenti difficili, ogni volta che avevo commesso uno sbaglio, o i miei sentimenti erano stati feriti, o ero oppresso dall'irritabilità di mio padre o dagli acciacchi di mia madre, pensavo al mio manichino... Non mi preoccupai mai di cercare un significato o di spiegarmi il perché di ciò che facevo; mi appagavo del sentimento di riconquistata sicurezza" (3). Racconta come poi questo episodio del manichino si perse nelle nebbie dell'infanzia. Ma 25 anni dopo, all'età di 35 anni, J. venne a conoscenza delle Pietre Anima di Arlesheim e dei Churinga australiani; si trattava di pietre oblunghe, dipinte in una parte superiore e in una inferiore e associate a un piccolo Dio "coperto da un mantello... un telesforo come quello che sta, in atto di leggere un rotolo, sui monumenti di Asclepio... In definitiva il manichino era un Kabir, avvolto nel suo piccolo mantello, nascosto nella Kista, e fornito di una riserva di energia vitale, l'oblunga pietra nera" (3). In una nota precisa che i Kabir erano divinità naturali legate, in specie, al culto della dea Demetra. In un lampo J. ricordò il suo manichino e il suo astuccio dell'infanzia e rimase profondamente impressionato dall'incredibile somiglianza con i culti di cui era venuto a conoscenza: "assieme a questo ricordo si presentò allora per la prima volta al mio pensiero l'idea che vi sono componenti psichiche arcaiche entrate a far parte della psiche individuale senza una diretta derivazione della tradizione. La biblioteca di mio padre... non conteneva un solo libro che potesse avermi dato una notizia del genere; inoltre mio padre non era certamente al corrente di tali cose"(3). Così J. rafforzò il suo convincimento circa la scoperta di fantasie che non avevano un'origine personale e contingente. Poi chiamò queste fantasie mitiche e /o archetipiche.
Bibliografia (1) Carl Gustav Jung "Sull'inconscio" 1918 in Opere di Carl Gustav Jung Vol. X edizione Boringhieri, Torino, 1985 p 9 (2) Ibidem p 10 (3) C.G.Jung Ricordi, sogni e riflessioni pp 47-49 Saggistica Bur
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