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Breve Riflessione sulla Funzione Religiosa dell'Anima
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Uno dei contributi più importanti della psicanalisi, tuttora ampiamente accolto nel contesto della psichiatria internazionale, è il concetto di Operazione Difensiva. In modo molto schematico si può definire operazione difensiva quell’attività psicologica ed esistenziale, interiore e relazionale, volta a contenere e superare, potremmo dire più semplicemente " controllare ", l’angoscia, che scaturisce, per lo più, da un mancato o parziale soddisfacimento di istinti, pulsioni e desideri e/o eventi vissuti come minacciosi e pericolosi. Nel corso dell’età evolutiva, e quindi nell’infanzia, fanciullezza e adolescenza, la personalità tende a maturare, a volte in modo progressivo e graduale, a volte attraverso esperienze traumatiche, un suo specifico " pacchetto difensivo ", che si differenzia da soggetto a soggetto, pur nella possibilità di individuare tratti comuni per contesti, epoche e perfino civiltà. E’ però ormai da tempo indubbio che nel corso dell’età della crescita e della evoluzione della personalità, in specie nell’infanzia e nella fanciullezza, mentre da un lato cominciano a plasmarsi le prime modalità a carattere difensivo intrinsecamente soggettive, parallelamente, si dispiega un imponente movimento di tipo " proiettivo ": il bambino, divenuto consapevole della presenza delle figure genitoriali e parentali, e ciò grazie alla maturazione in atto non solo psicologica, ma anche neurobiologica e percettiva, che lo caratterizzano , da il " via " ad un vero e proprio, seppure inconsapevole, " progetto esistenziale ". Esso consiste, dopo la fase di " introiezione " delle figure genitoriali, in una successiva grandiosa " proiezione ": essa si caratterizza nell’attribuzione ai genitori di un ruolo fondamentale di guida, orientamento e protezione. Ecco che, in tal modo, almeno nel corso dell’età evolutiva, ( per non dire oltre!), i genitori diventano e costituiscono anche le principali " operazioni difensive ", per così dire le " incarnano ". Oltre alla " difesa " che ciascun genitore esterna ai figli nella fattività operativa quotidiana, il bambino " introietta " la modalità difensiva tipica del genitore, i suoi valori, il suo modo di cercare soluzioni ai problemi, come manifestare e rielaborare i contenuti emotivi, una sensibilità generale agli eventi e altro ancora, insomma una " visione " del mondo e dell’agire nel mondo. Conclusasi la fase di una prima strutturazione dell’identificazione psicosessuale, il bambino potrà " guardare " al padre come un modello ispiratore del suo " Ideale dell’Io ", al fine di dare " senso e sostanza " al Io e al suo essere e divenire nella famiglia e nel mondo, egualmente la bambina con la madre. E’ chiaro che se i genitori reali non saranno, per i motivi più diversi, all’altezza del compito, il bambino, istintivamente, cercherà, nei limiti delle sue risorse e possibilità figure alternative in grado di assolvere, per quello che è possibile,queste funzioni. Ma la figura genitoriale di sesso opposto, al di là delle tematiche di protezione, affetto e rassicurazione, in che modo rientra nell’economia " dell’Io? Col rischio di una riduzione ad uno schematismo eccessivo, e saltando a piè pari i contributi diversissimi e importantissimi di tanti studiosi e grandi analisti, medici e psicologi sul tema, si vuole proporre in questa riflessione, un piccolo cenno del pensiero di C.G.Jung. Egli aveva introdotto i termini latini di anima nell'uomo e animus nella donna, per indicare il complesso (spesso variegato, misterioso e denso di rappresentazioni ed emozioni) di stratificazioni psichiche inerenti le esperienze con il sesso opposto, a partire, dalla figura genitoriale. Prendendo come esempio la figura maschile, ma le considerazioni, a grandi linee sono speculari, per la figura femminile, e con ciò parlando di Anima, è presumibile che il primo nucleo dell’Anima è costituito dal campo di esperienze con la figura materna. Ma cosa " è " l’Anima nel contesto interiore del bambino, a quali funzioni assolve, che eventi catalizza? Domanda e Risposta sono inesauribili, insondabili ed enigmatici, vale la pena allora di trarre solo qualche generico e isolato spunto, al fine di non cadere in un’onnipotenza interpretativa o in una descrizione estensiva, entrambe del tutto fuori luogo rispetto alla semplice riflessione che si vuole proporre. In primo luogo, vedendo il padre, il bambino sa cosa vuole: essere come lui, è un’esperienza lineare, almeno in teoria: con la figura del padre " nutre " il suo ideale dell’Io e il suo super-Io Il bambino, invece, non vuole essere " come " la madre, la prospettiva esistenziale ed emotiva in cui si dispone è diversa: inconsciamente, si pone il problema di essere al centro della sua attenzione, di essere sempre importante per lei, il padre è spesso lontano per motivi di lavoro o di altri impegni sociali, la partita vera tra le mura di casa, della persona più presente e più disponibile, forse anche più " utile " e " soccorrevole " si gioca con la madre. Ciò fa sì che il bambino si apra ad una esperienza nuova, originale e significativa, quella ermeneutica, dell’arte dell’interpretazione. Il padre è più facilmente " interpretabile ", basta il rispetto della norma: essere bravi e buoni ed educati, fare il proprio dovere, è perfino ovvio. Ma la madre? Il desiderio di lei e il bisogno di lei, è fondamentale, pressante e continuo: la prima attività ermeneutica del bambino verso la figura materna non è tanto fare " il buono ", come col papà. Così si ottiene solo una mamma " tranquilla "; la vera prima attività ermeneutica orientata verso la madre è esercitare un potere su di lei, polarizzarne l’attenzione, sedurla, persino manipolarla, giocare coi suoi sentimenti, irretirla, spaventarla, dominarla. E’ fondamentale che la madre sappia cogliere e contenere questa modalità d’interazione, questo contesto aggressivo-istintivo, senza " criminalizzarlo " e reprimerlo, ma sapendo far notare al figlio con tutta l’attenzione e l’amore necessari: così l’Anima di lui allargherà ulteriormente il campo della sua esperienza:
Grazie a questi affettuoso, delicato, ma anche fermo costante e quotidiano
richiamo materno, l’Anima scopre, conosce e incontra la propria "
Ombra ", ciò che si colloca ai confini dell’Io e dell’Ideale
dell’Io: la componente dell‘Ombra, il senso dei propri limiti, della parte
oscura, dei difetti, delle parti sconosciute e misteriose di sé,
i primi sentimenti di rabbia, impotenza, frustrazione, angoscia, sentimenti
da saper educare, controllare e guidare. Questa funzione dell’Anima è fondamentale; se ben orientata dalla
madre, permette al bambino di comprendere che può sbagliare e di
grosso, che ha una parte di sé suscettibile di migliorarsi e perfezionarsi,
un altro lato di sé problematico e un po’ oscuro, ma che questa
realtà , seppure pesa e rattrista, può essere combattuta,
non deve condurre e portare a sentimenti di inferiorità e di colpa
senza speranza, senza via di uscita. Oltre all’incontro con l’ombra personale, l’Anima guida all’incontro con l’ombra collettiva: è la madre che raccoglie, attenua ed esorcizza i timori e le angosce legati alle prime percezioni endopsichiche di " forze negative "; ella protegge dal buio e dai drammatici incubi notturni, dalle prime paure e insidie provenienti dal mondo dei sogni e delle fantasie. Attraverso le sue prime letture di temi fiabeschi e fantastici conferma l’esistenza del mondo del " male " con i suoi primi simboli negativi, ma prospetta, al contempo, l’esistenza di simboli positivi, della possibilità che il " bene " sconfigga ogni forma di male, ogni negatività. E ciò grazie anche alla sua presenza affettuosa e autorevole di sostegno morale e incoraggiamento quotidiano di fronte ai traumi e agli insuccessi che, inevitabilmente, costellano l’esperienza e il mondo interiore del bambino che va incontro alla vita. La madre avvicina il bimbo alla dimensione del mito: più su un piano emotivo e inconscio, l’Anima interiorizza che l’esistenza degli esseri umani è influenzata da forze superiori soprannaturali, protettive e generose, destinate a lottare contro espressioni negative e minacciose. La madre è la prima " garante" che introduce a questo mondo del Mito e lo costella, l’attiva nei sentimenti e fantasie del bimbo, lo orienta alla problematica della alleanza, della guida e protezione da parte di entità benevole superiori e altruiste. Se il contributo della madre è realmente così significativo e profondo, è possibile che nel bimbo si costelli, si attivi l’Anima Collettiva: una vera e propria personalità parziale autonoma e inconscia, dotata, come la madre reale, di una capacità di guida e orientamento che proviene dal profondo e che si manifesterà attraverso sogni e fantasie, purché questa simbolo vivo sappia essere colto e apprezzato dall’atteggiamento cosciente del futuro adulto che sboccerà gradualmente dal mondo interiore della fanciullezza e adolescenza. Sotto questa angolazione, Jung parlava di archetipo dell’Anima e poneva una connessione tra esso e la figura di Maria. Si comprende meglio, a questo punto, come l’Anima sia la elettiva depositaria del sentimento religioso; al Messaggio Divino mutuato dalle figure genitoriali, dalla stessa natura spirituale insita nella natura umana, il bambino può " rispondere " meglio ed essere più " accogliente ", se già, a livello psichico personale ha " sviluppato " la Funzione dell’Anima, e cioè:
Si può osservare così come al padre spetti un contributo fondamentale, nel presentarsi come il depositario delle " Tavole della Legge " della norma e del precetto che stabiliscono chiari e netti confini, tra ciò che lecito e ciò che non lo è, tra ciò che salda l’Alleanza con le Forze Positive e ciò che la indebolisce. La figura paterna contribuisce a generare il polo " normativo " e, possiamo dire " organizzativo temporo-spaziale " dell’esperienza e del vissuto religiosi, nonché della stessa figura divina. La figura materna contribuisce, a sua volta, a generare il primo nucleo dell’Anima nel mondo psichico e inconscio del bambino, e, con esso, anche il polo " protettivo e amorevole " della figura divina stessa; l’Anima richiama a porsi in un’ottica religiosa non solo del rispetto della norma, ma anche del conoscere se stessi e i propri limiti, saper cogliere e riparare le colpe, perdonarsi, commuoversi con se stessi e insieme agli altri, scoprire l’esistenza di " forze del male " a cui opporsi con una "alleanza celeste", crescere e migliorarsi, interrogarsi su di sé e il mondo, in una parola: esprimere la propria spiritualità, avere fede e credere in qualcosa di vitale, cosmico e profondo. Ciò permette di comprendere come per il bambino la presenza di entrambe le figure paterna e materna, sia sul piano delle realtà quotidiana, sia sul piano dell’attività immaginativa interiore, si riveli fondamentale per una visione e un’apertura la più completa possibile all’esperienza religiosa. L’integrazione di entrambe le figure genitoriali è il ponte verso la più autentica religiosità, e, in fin dei conti, il bambino lo sa, a modo suo, così bene, che ricerca entrambe le immagini paterna e materna nel suo vissuto religioso, con costanti e ricche valenze simboliche religiose di chiaro riferimento a entrambe le figure . A conclusione di questa breve riflessione, si vuole sottolineare che potrebbe anche accadere che il ruolo materno possa essere anche, per cosi dire, " garantito " non solo dalla madre ma dall’Anima, in senso junghiano del Padre, e il ruolo paterno, anche dall’Animus della madre. E ciò a sostegno delle grandi risorse presenti nella psiche umana, che, se ben sviluppate, permettono soluzioni e possibilità d’esperienza le più significative e pregnanti. Infine, un richiamo a ulteriori valenze dei concetti di Anima e Animus in Jung:
Sia l’Anima che l’Animus si arricchiranno, nel tempo a venire, rispettivamente
di ulteriori figure femminili e maschili, incontrate nella propria esistenza
e a livelli diversi; figure educatrici, a carattere religioso, amicale
e sentimentale, a conferma delle complesse stratificazioni che costituiscono
dinamicamente l’Anima e l’Animus, in costante progressione e movimento,
anche, a volte, enigmatico, misterioso e sfuggente, irriducibili a eccessive
schematizzazioni interpretative e teoriche. |