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2) Pulsione di Morte e Pulsione di Vita
S.Freud elaborò tre diverse Teorie delle Pulsioni; nell'ultima, che riteneva definitiva, egli elaborò la nozione di Pulsione di Vita e la Pulsione di Morte; egli giunse alla conclusione che nella psiche dell'uomo agivano:

l) la Pulsione di Vita, il cui fine è realizzare la migliore coesione possibile della sostanza vivente, orientandola verso la organizzazione di unità sempre più complesse, in grado di opporsi alle spinte distruttive della pulsione di morte 

2) La Pulsione di Morte, il cui fine è condurre la sostanza vivente organica verso la decomposizione inorganica, e, quindi ogni espressione vitale verso il suo annichilimento nella morte.

Questa ultima Teoria delle Pulsione che Freud concepì, fu presentata nella sua Opera "Al di là del Principio di Piacere" 1920; Freud ha, ormai, 66 anni e una lunga esperienza di psicoanalista e di attento osservatore.dei fenomeni psichici individuali e sociali.
 Secondo Freud la Pulsione di Morte si manifesta nell'essere umano fin dalla nascita e la sua meta consiste in un annullamento autodistruttivo sia psichico che fisico;questa spinta autodistruttiva era presente nella materia biologica e si era formata in tale materia fin dalle origini: 

" una pulsione sarebbe dunque una spinta, insita nell'organismo vivente, a ripristinare uno stato precedente al quale l'organismo ha dovuto rinunciare sotto l'influsso di forze perturbatrici provenienti dall'esterno...(1) " .

Nella prima forma generatasi di sostanza vivente accadde ciò: 

" la tensione che sorse allora in quella che era stata fino a quel momento una sostanza inanimata fece uno sforzo per autoannullarsi; nacque così la pulsione a ritornare allo stato inanimato...se possiamo constatare come fatto assolutamente certo e senza eccezioni che ogni essere vivente muore ( ritorna allo stato inorganico ) per motivi interni, ebbene, allora possiamo dire che la meta di tutto ciò che è vivo è la morte, e considerando le cose a ritroso, che gli esseri privi della vita sono esistiti prima di quelli viventi (2) ".

Circa la Pulsione di Vita, Freud ammette che essa esista e si esprima attraverso tendenze istintuali e pulsionali di tipo autoconservativo; esse fanno parte del nostro patrimonio ereditario e psichico, ma si sono formate e strutturate nelle specie viventi fino all'uomo, non per una spinta interna, cioè intrinseca alla materia vivente di per se, ma solo per l'influenza dell'ambiente esterno.

Per Freud vi sono stati questi passaggi successivi:

- la materia inorganica, sotto l'influenza casuale dell'ambiente esterno, ha formato le prime molecole organiche, nelle quali si è subito manifestata la tendenza a ripristinare l'equilibrio originario di tipo inorganico, che era stato turbato

- le molecole organiche, sotto la stessa influenza casuale, hanno dato origine, ad un dato momento, al primo organismo unicellulare, nel quale era insita fin dall'inizio, la stessa spinta a ripristinare la condizione inorganica precedente.

A questo punto non può non sorgere spontaneamente una domanda:

Ma come si sono allora potuti formare organismi pluricellulari più complessi, fino ad arrivare agli animale e allo stesso essere umano?

La risposta ce la dà Freud stesso: 

" E' così possibile che per molto tempo la sostanza vivente fosse continuamente ricreata e morisse facilmente, finché decisive influenze esterne provocarono mutamenti tali da costringere la sostanza sopravvissuta a deviare sempre più dal corso originario della sua vita, e a percorrere strade sempre più tortuose e complicate, prima di raggiungere il suo scopo, la morte. Queste vie errabonde che portano alla morte, fedelmente serbate dalle pulsioni conservatrici, si presenterebbero oggi a noi come l'insieme dei fenomeni della vita. Se teniamo fermo alla natura esclusivamente conservatrice delle pulsioni, questa ipotesi sull'origine e sullo scopo della vita è la sola che possiamo formulare (3) ".

Freud giunse a questa ipotesi della Pulsione di Morte gradualmente e ciò principalmente attraverso la sua esperienza clinica: egli rimase profondamente colpito dalla constatazione che non pochi pazienti evitavano ogni cambiamento e tendevano a ripetere comportamenti pur sapendo benissimo che erano dannosi e controproducenti; altri interrompevano la cura prima che fosse ultimata oppure costringevano il terapeuta a rimproverarli con severità, fino a cercare di ottenerne il disprezzo; dei paz. andavano poi invariabilmente incontro allo stesso destino, nel senso che ad es. i loro rapporti di amicizia si concludevano regolarmente con il tradimento del presunto amico e i rapporti di amore con l'abbandono da parte della persona amata.

Poi Freud si convinse che esistevano prove a favore di tale ipotesi anche dal mondo animale: 

" certi pesci, per esempio, nella stagione della fregola, affrontano lunghe e laboriose migrazioni per deporre le uova in determinate acque, lontanissime da quelle in cui abitualmente risiedono; ora, secondo l'opinione di molti biologi, si limitano a ritornare nelle località dove risiedevano prima le loro specie, che nel corso del tempo si sono poi trasferite in altre zone. La stessa spiegazione può valere per le migrazioni degli uccelli di passo; ma se pensiamo...come l'embrione...sia costretto aricapitolare, nel suo sviluppo, le strutture di tutte le forme da cui...deriva, invece di muovere verso la sua configurazione definitiva per la via più rapida e breve... (4) ".

 

 

 

BIbliografia

(1) Al di là del Principio di Piacere Biblioteca Boringhieri 10 p 60
(2) ibidem p 63
(3) ibidem p 64
(4) ibidem p 61

 

 

 

 

 

 

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