In questo testo si fa riferimento ad alcuni percorsi che condussero Jung ad elaborare il concetto di archetipo,
                 tra cui una significativa esperienza della fanciullezza.

           

                UNA ESPERIENZA DELLA FANCIULLEZZA

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                Jung scoprì l'esistenza delle Fantasie Mitiche attraverso tre diversi percorsi:

                1) l'esperienza di medico psichiatra

                2) l'esperienza di studioso dei miti e delle religioni

                3) alcune riflessioni su un ricordo della fanciullezza

                1) L'esperienza di medico psichiatra

                J. dedicò anni di studio alle fantasie dei suoi pazienti psichiatrici sia nevrotici che psicotici e giunse alla
                conclusione che non era possibile "ricondurre tutte le fantasie di un malato di mente a esperienze e impressioni
                individuali..Senza dubbio gran parte di tale materiale si lascia ricondurre alla storia personale dell'individuo, ma 
                esistono nuclei di fantasia di cui è inutile cercare la radice nella preistoria individuale...Si tratta di fantasie 
                mitologiche, di nessi associativi che non corrispondono a esperienze della vita personale" (1):
                            
                Facciamo un esempio: una giovane paziente racconta di aver sognato un eroe leggendario metà cavallo
                e metà drago.                 

                Naturalmente, non ha mai incontrato un animale del genere; forse ha visto un disegno da piccola o le                                    è stata raccontata a suo tempo una fiaba.  
                In ogni modo, anche risalendo all'autore di una tale immagine, non se ne troverebbe egualmente
                traccia nella sua vita quotidiana.

                2) L'esperienza di studioso dei miti e delle religioni

                J. studiò in modo approfondito miti e religioni d'oriente e occidente e osservò:

                "la somiglianza dei simboli e dei motivi mitici presenti in ogni parte del mondo"(2).

                Questa considerazione, ormai nota a tutti gli esperti del settore, non si può spiegare solo con contatti e 
                scambi culturali tra un luogo ed un altro.

                Ad esempio l'universo è stato rappresentato come albero cosmico sia in India che in Scandinavia
                come in Polinesia, e in epoche così lontane da poter escludere contatti diretti tra una parte e l'altra.                
                   
                L'unica spiegazione possibile è che l'uomo possiede la capacità di sviluppare fantasie simili in ogni parte                
                del globo indipendentemente dalle proprie esperienze personali.

                3) Alcune riflessioni su un ricordo della fanciullezza

                J. scrive "quando avevo dieci anni, l'intima scissione e l'atteggiamento di incertezza verso il mondo
                mi indussero, alla fine, a fare qualcosa che allora rimase per me incomprensibile"(3).

                Il bambino Carl Gustav J. ritagliò un piccolo manichino, lo dipinse di nero.

                Poi lo depose  in un astuccio e vi aggiunse un ciottolo del Reno, oblungo e levigato, che nelle sue fantasie
                considerò   proprietà del manichino stesso.

                Dipinse la pietra con l'acquarello in modo che fosse divisa in una parte superiore e in una inferiore.

                Poi nascose l'astuccio in soffitta e aggiunse al tutto, in più occasioni, "un piccolo rotolino di carta sul                    
                quale aveva scritto qualcosa in un alfabeto segreto di mia invenzione...

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