ORIGINE DELLE FANTASIE MITICHE E ARCHETIPICHE

Ritorna all'Indice

Ritorna a "Introduzione alla Psicologia Analitica"

 

Dopo la scoperta delle fantasie mitiche, J. si interrogò sulla loro origine.

Il fatto che questi "simboli e motivi tipici" (2) si erano manifestati in continenti e razze diversi, per generazioni e generazioni, e nell'arco di millenni, portò J. a supporre una loro origine cerebrale su base ereditaria:

"da dove provengono dunque queste fantasie mitologiche se non scaturiscono dall'inconscio personale, ossia dall' esperienza della vita individuale?
Senza dubbio esse provengono dal cervello: più precisamente non da tracce mnesiche personali, ma dalla struttura ereditaria del cervello". (2)

Così J. riconobbe nella struttura cerebrale non solo funzioni di carattere neurologico e psicologico, ma una capacità di generare fantasie del tutto peculiari.

Mentre la psicoanalisi sosteneva che le fantasie fossero una manifestazione psicologica dell'inconscio personale del paziente e si originavano dalla sua esperienza individuale, contingente e soggettiva, J. scoperse un altro tipo di fantasie; esse costituivano l'espressione psicologica di strutture cerebrali trasmesse ereditariamente e le chiamò fantasie archetipiche o mitiche.

Le fantasie archetipiche non trovano la loro radice nel contingente storico del soggetto in cui si esprimono, ma scaturiscono da una dimensione sovrastorica. che allude a quell' illud tempus, inteso come quel limite che la storia inevitabilmente presuppone e che Eliade ha chiamato con una felice espressione il "tempo delle origini".

J. si preoccupò di dare a questa struttura ereditaria cerebrale un "corrispondente" psichico e la chiamò "inconscio collettivo o sovrapersonale".

 

 

Bibliografia

(1) Carl Gustav Jung  "Sull'incoscio"  1908  in Opere di Carl Gustav Jung  Vol. X tomo primo edizione Boringhieri, Torino, 1985  p 9.

(2) Ibidem p 10

 

 

Pagina Seguente

Ritorno a Simbolo